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venerdì 18 aprile 2014

La gabbianella e il gatto

In prima abbiamo lavorato sul libro di L. Sepulveda "La gabbianella e il gatto". Abbiamo letto in classe alcuni passaggi del racconto e  i bambini hanno visto il film di Enzo D'Alò. Ne sono nati un libro e uno spettacolo teatrale che abbiamo ripreso e trasformato in video.




Copione dello spettacolo “La gabbianella e il gatto”

I due topini  recitano in girotondo:

Gatto che ha fame mangia di nuovo

apre il frigo e trova un uovo

uovo di gatto

gatta ci cova

gatto un pò matto che cova le uova

corri vicino, vola lontano

l'uovo si rompe

appare ……………..un gabbiano.


Narratore: C’era una volta un gatto nero grande e grosso che si chiamava Zorba.

Quel giorno a casa di Zorba c’era una gran confusione, perché il suo padroncino stava partendo per le vacanze con la famiglia.

Zorba sarebbe rimasto in casa da solo per alcune settimane, ma ben accudito da un’ amica di famiglia che non gli avrebbe fatto mancare nulla.


Narratore: Quello stesso giorno, nel cielo della città di Amburgo era giunto uno splendido stormo di gabbiani in cerca di aringhe e di uno scoglio in cui nidificare.

I gabbiani si lanciavano in picchiata e bucavano l’acqua come frecce e quando risalivano a galla ognuno stringeva un pesce nel becco.


Gabbiano 1: Ora si che si ragiona! Ci voleva proprio una bella scorpacciata di aringhe!

Gabbiano 2: Guarda laggiù ne vedo un altro banco…..

Gabbiano 3: Pericolo a dritta! Decollo d’emergenza!

Gabbiano 1: Ma che succede capo? Accidenti, ora la vedo, è una terribile macchia di petrolio!…

Gabbiano 2: Presto allontaniamoci! Ma quella è Kengah, è rimasta in acqua, dobbiamo aiutarla!

Gabbiamo 3: Non possiamo fare niente per lei. La peste nera farebbe morire anche noi… Presto allontaniamoci!


Kengah: Ma cosa mi succede, cos’è questa sostanza appiccicosa e puzzolente che mi incolla le ali.

O mio Dio deve essere quel maledetto petrolio!Come faccio ora. Non voglio morire qui, voglio deporre il mio uovo…..Devo farcela. (Si leva a fatica in volo ed esce di scena)


Narratore: La povera gabbiana riuscì a riprendere il volo, ma sentiva ali sempre più pesanti, finchè non precipitò proprio sul balcone del gatto Zorba il quale stava sonnecchiando al sole.


Zorba: Ma che razza di coso è questo? E’ tutto molle, nero e puzzolente…. Ma si muove, pare un uccello…. Ehi,tu! Che ti è successo? Io vorrei pure aiutarti, ma non so come….Vado a chiedere aiuto…

Kengah: No ti prego aspetta! Io sto per morire, ma prima voglio deporre il mio uovo.

Amico gatto, si vede che tu sei un animale buono e generoso. Per questo ti chiedo di farmi tre promesse. Mi accontenterai?


Zorba: Ti prometto quello che vuoi.

Kengah: Promettimi allora che non mangerai l’uovo.

Zorba: Va bene, lo prometto

Kengah: Promettimi che ne avrai cura finchè non nascerà il piccolo

Zorba: Va bene, lo prometto

Kengah: Promettimi che gli insegnerai a volare

Zorba (al pubblico) Ma questa è completamente pazza! Va bene prometto. Ma ora vado a cercare aiuto


Narratore: Zorba corre a chiedere consiglio ai  suoi due amici Segretario e Colonnello. Racconta della povera gabbiana che tutta sporca di una strana sostanza appiccicosa, era precipitata sul suo balcone e delle tre promesse che lui le aveva fatto.


Colonnello: Ma che razza di promesse, tu sei matto caro Zorba, ti sei cacciato in un bel guaio!

Segretario: E mo come devi fare, tu sei un gatto, mica voli!


Colonnello: -
  Vediamo, vediamo che si può fare … ecco, quasi ci sono. (rivolto al pubblico) E adesso che gli dico, non ne ho la più pallida idea.


Segretario: Signore, si potrebbe andare all’Accademia di Diderot.

Colonnello: -
  Come al solito Segretario, mi togli il miagolio di bocca. Lo stavo dicendo, che diamine!

Segretario: -  È vero signore, scusi signore.

Gattino: - 
 Colonnello, lei ha avuto una splendida idea; andiamo da Diderot. Lui vive tra i libri e studia tutto il giorno, sicuramente troverà il modo per aiutare Zorba.
(escono tutti)

Narratore: Il gatto Diderot viveva nel bazar di un vecchio marinaio, una specie di negozio dove si trovava di tutto, anche vecchi libri ed enciclopedie per conoscere tutti i segreti del mondo. Diderot era diventato così un gatto molto colto e sapiente.

Diderot ascoltò con attenzione il racconto di Zorba, poi iniziò a consultare i suoi enormi libroni


Diderot: Vediamo….gabbiano, petrolio…..dobbiamo cercare i volumi sette e sedici della mia enciclopedia!


Colonnello: E allora vediamo questa emplico…..empico.. hem,hem

Segretario: En-ci-clo-pe-dia, Colonnello

Colonnello: Proprio quello che stavo per dire. Proprio non sa resistere alla tentazione di togliermi i miagolii di bocca?


Narratore: Fu così che Zorba e i suoi amici gatti capirono cosa dovevano fare per salvare la povera gabbiana, ma quando arrivarono sul terrazzo era ormai troppo tardi: la gabbiana era morta e vicino al suo corpo videro il piccolo uovo.


Narratore: A Zorba non resto che mettersi a covare l’uovo. Si sentiva ridicolo, pensava a quanto lo avrebbero preso in giro tutti i gatti del quartiere. Ma una promessa è una promessa e così, quella notte si addormentò con il piccolo uovo stretto contro il suo pancione nero.


Zorba: ma quanti giorni saranno passati da quando ho cominciato a covare l’uovo, possibile che ancora non si schiude?

Bubulina: Miao Zorba sono passata per sapere se ti va di fare un giro al porto con me.

Zorba: Oh miao a te Bubulina, purtroppo non posso proprio muovermi oggi

Bubulina: Vedo, vedo, ma che ti sta capitando Zorba? Non ti si vede in giro da settimane! Sicuro di sentirti bene?

Zorba: Ma certo, certo fra qualche giorno sarò come nuovo, spero.


Bubulina se ne va.


Narratore: Quella sera stessa Zorba fu svegliato da un solletichio alla pancia. Prese in mano l’uovo e vide che  un capino bianco stava uscendo fuori dal guscio. Zorba diventò viola per l’emozione


Gabbianella: Mamma, mamma! Ho fame, ho fame!

Zorba agitato: Facile a dirsi, ma cosa possi darti? Ci vorrebbe del pesce, ma il mare è lontano…..Una mela? No, troppo grossa, aspetta ti catturo qualche mosca.


Narratore:Il povero Zorba ebbe un gran da fare nei giorni succesivi . Dovette difendere il pulcino dalle aggressioni di altri gatti che volevano mangiarselo. E poi bisognava procurargli del cibo e infine ci si misero anche i topi:

Gabbianella: Mamma aiuto volevano mangiarmi!

Topo 1: Mangiarci suo figlio Hi Hi hi, ! Nossignora, niente affatto

Topo2: Siamo vegetariani, signora. Hi hi hi Vegetariano stretti.

Zorba: Non sono una signora, idioti e quello è un piccolo di gabbiano!



Narratore: Zorba e i suoi amici gatti decisero di dare un nome al pulcino; prima però dovevano stabilire se fosse maschio o femmina così chiesero il parere di un vero esperto, Sopravvento un autentico gatto di mare, con tanta esperienza in animali marini. A lui raccontarono la storia della gabbiana e del petrolio.


Sopravvento: Per l’inchiostro del calamaro!Gli uomini sono forse impazziti? Perché mai vogliono trasformare questo meraviglioso oceano in un immondezzaio?

Diderot : Terribile, terribile, se continuano così tra poco per spiegare la parola inquinamento ci vorrà un volume intero!

Sopravento : fatemi vedere il pulcino e vi dirò se è maschio o femmina(Esamina un po’ la faccina del pulcino)…Per le zampe del granchio è una femmina e da grande deporrà tante uova!

Colonnello: Bene potremmo chiamarla Fortunata, visto che ha avuto la fortuna di incontrarci.

Sopravvento: Per il fegato del merluzzo è un bellissimo nome!



Narratore: Fortunata crebbe in fretta grazie all’affetto del buon gatto Zorba e dei suoi amici. Divenne in pochi mesi una splendida gabbiana dalle penne argentate.



Zorba: Bene, ora non ci resta che insegnarle …….a volare

Fortunata: E perché devo volare?

Diderot: Perché sei una gabbiana e i gabbiani volano!

Fortunata: Ma io non voglio volare, non voglio essere una gabbiana, voglio essere un gatto e i gatti non volano!

Zorba: Ma tu non sei un gatto! Tu sei una bellissima gabbiana e per questo noi ti vogliamo ancora più bene!

Fortunata: Ma io ho paura di volare!

Zorba:  Io ti aiuterò e ti starò vicino. L’ho promesso a tua madre.


Narratore: Più facile a dirsi che a farsi! Come può, un povero gatto che non sa volare a insegnare il volo a un gabbiano?

Diderot consultò la sua enciclopedia cercò di spiegare a Fortunata come volare.

Così  Fortunata tentò di spiccare il volo per ben 17 volte, ma per ben 17 volte finì a terra.

Narratore: Non restava che chiedere l’aiuto di un essere umano, ma ai gatti era vietato parlare agli uomini: bisognava trovarne uno davvero speciale. Il padrone di Bubulina, che era un poeta, sembrava la persona giusta.


Bubulina: Vieni Zorba, ecco il mio padrone.

Zorba (al poeta): Ho bisogno del tuo aiuto per far volare una gabbiana che abbiamo allevato noi gatti.

Poeta: Ma tu parli!

Zorba: Non parlo, miagolo nella tua lingua. Allora posso avere il tuo aiuto?

Poeta: Certo stanotte stessa faremo volare la tua gabbiana.


Narratore: Piovigginava. Il poeta con in braccio Fortunata, Zorba  e Bubulina salirono sul campanile della chiesa. Fortunata era terrorizzata.


Fortunata: No,ho paura, Zorba, Zorba!

Zorba: Adesso volerai non temere.

Fortunata. Sei un gatto buono. Non ti dimenticherò mai!

Zorba: Coraggio, vola!



Narratore: Fortunata finalmente spiccò il volo .

Zorba la vide allontanarsi con le lacrime agli occhi per la gioia.

Il gatto dal cuore grande era riuscito a mantenere la sua promessa.


MARIA LORUSSO
Il libro realizzato con i disegni dei bambini




















Ecco  alcune colonne sonore del video:






 Ecco alcuni frammenti del video: